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«I giovani, spettatori o protagonisti al prossimo Sinodo?» |08.05.2018
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Il presente numero focalizza l’attenzione sulla preparazione alla XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che sarà tenuta a Roma dal 3 al 28 ottobre 2018, sul tema: «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale». 


Il nostro contributo vuole aprire uno spazio critico di discussione il più possibile aperto a livello interdisciplinare tra scienze umane e teologiche per stimolare un dibattito che possa interessare sia gli esperti sia tutti i Lettori più sensibili. La Lettura critica che è stata realizzata in questo numero monografico non consiste nella mera descrizione dei testi pre-sinodali o delle varie attività di animazione pastorale, anche se ne tiene conto per comprendere meglio l’evento; la caratterizzazione di questo contributo a più voci consiste in una comunicazione di posizioni critiche e di prospettive tra dissonanze e convergenze su alcune questioni focali: a) in quale contesto storico-ecclesiale si colloca il Sinodo e quali sono le sue aspettative ecclesiali? b) il rapporto tra chiesa e giovani si presenta problematico a livello ecclesiologico e antropologico oppure si connota per il pieno riconoscimento del protagonismo giovanile a vari livelli? c) la catechesi e la pastorale giovanile sono elementi marginali oppure occupano un posto di rilievo nell’insieme delle possibili discussioni che occuperanno il confronto tra i Padri Sinodali?


Il contesto eccipiente che favorisce la possibilità di un Sinodo a largo respiro è determinato dall’attuale pontificato di Papa Francesco che si sta manifestando continuamente come provvidenziale «bagno postconciliare». Francesco, non senza fatica, sta orientando lo sguardo di tutta l’umanità verso un futuro possibile storicamente realizzabile: questo futuro prende forma in quell’universale concreto dell’evento della vita che esprime tutto il suo splendore proprio nella giovinezza. Così, nel prossimo Sinodo, oltre a essere in gioco la considerazione dei giovani nella Chiesa, sarà in questione anche la stessa concezione conciliare di Chiesa, Popolo di Dio in cammino e in comunione con tutta l’umanità, propria della Lumen Gentium.



Ecco il motivo della declinazione di questo numero monografico che si potrebbe enfatizzare attorno a questa sana provocazione: I Giovani, spettatori o protagonisti al prossimo Sinodo? Si potrebbe cambiare anche il soggetto dell’espressione con adulti, anziani, bambini, ecc., la provocazione resterebbe immutata: quale Chiesa oggi è possibile? Quale prassi ecclesiale? Quale futuro per il cristianesimo nella storia? Quale considerazione e ruolo per i giovani all’interno delle comunità cristiane?


Con l’obiettivo redazionale generale di suscitare nel Lettore l’attenzione critica su aspetti e problemi che non emergono direttamente dai Lineamenta del Sinodo – un documento da cui peraltro, per forza di cose, non si può pretendere una riflessione esaustiva sull’intero tema affrontato – il numero monografico si articola in due parti: 1. Analisi del contesto sinodale; 2. Aspetti critici, sfide, prospettive, utopie.


Nella prima parte, la discussione si avvale di quattro apporti sui contesti geoculturali: il contributo di Ubaldo Montisci descrive il cammino che la Chiesa italiana ha realizzato nei propri orientamenti pastorali e nei documenti catechetici sulla catechesi dei giovani e sulle loro scelte vocazionali. Questa visione particolare apre alle questioni circa la più ampia considerazione di ciò che è carente nelle discussioni presinodali sulla catechesi dei giovani. Antonino Romano passa in rassegna le produzioni più recenti che sono state promosse a livello di ricerca scientifica mitteleuropea, mettendo in luce i pericoli che derivano da una scarsa sensibilità culturale circa le produzioni di livello tecnico che interessano gli studi sui giovani nel contesto della educazione religiosa. Jerome Vallabaraj con la sua pluriennale esperienza di attento investigatore delle metodologie catechetiche con i giovani fa emergere la pregnanza del contesto situazionale dei giovani in Asia al cospetto delle questioni dell’approccio interculturale per la catechesi dei giovani. A fronte del fondamentalismo e del relativismo, la Chiesa in Asia deve offrire non tanto contenuti ma buone prassi che sappiano tenere testa con qualità alle principali questioni. Luiz Alves de Lima, a partire dalla sua lunga esperienza di ricerca in Brasile, traccia una sintesi delle principali questioni cha stanno interessando attualmente non solo il suo contesto locale ma tutta l’America Latina. Il contributo della catechesi si presenta imprescindibile per la formazione dei giovani all’interno delle piccole comunità ecclesiali che si confrontano con i cambiamenti in atto e con le molteplici sfide dell’avanzare di nuovi movimenti religiosi a sfondo settario.


La seconda parte del numero approfondisce alcune questioni più importanti che dovrebbero emergere in questa fase di preparazione immediata del Sinodo. Ad aprire il dibattito è il contributo di Teresa Doni circa la lettura sociologica dei giovani, con particolare riferimento al contesto italiano. L’analisi delle principali teorie sociologiche sulla religiosità dei giovani italiani mette in luce aporie e lacune metodologiche all’interno di talune ricerche empiriche, talvolta viziate da pregiudizi ideologici, che possono essere migliorate attraverso uno sguardo meno partigiano e più fondato di queste indagini. Ne viene fuori un quadro non irenico ma metodologicamente fondato sul rapporto giovani e fede cristiana. A questa visione più generale, segue la lettura critica nel complesso campo degli studi sulla comunicazione di Fabio Pasqualetti che alleggerisce dall’eccessivo carico di responsabilità i giovani che vivono immersi in nuovi processi culturali, dove l’egemonia delle perverse logiche del mercato e del globalismo finanziario ha determinato il proliferare di nuove patologie relazionali tra i giovani che sono molto spesso vittime di poteri forti e lobbistici che li rendono oppressi e incapaci di relazioni significative, soprattutto con adulti ed educatori, a loro volta poco autorevoli. A tracciare una prospettiva criticamente aperta a nuove dimensioni nel complesso contesto di cambiamenti antropologico-culturale, emerge la figura del testimone credibile, che assume, attraverso la riflessione di Vito Mancuso, uno spiccato senso di libertà del pensiero umano. L’esperienza umana deve essere al centro dell’ascolto che solo un testimone «credibile» può avviare nella relazione educativa con i giovani, attraverso il confronto con una comunità di credenti aperta e capace di riflettere sulla propria vita e sul proprio modo di comunicarsi all’umanità. Cettina Militello, nota teologa italiana, scava a fondo sulla questione del soggetto ecclesiale alla luce dell’ecclesiologia di comunione postconciliare, rintracciando nella concretezza dei contesti situazionali reali la poca dimestichezza che le comunità hanno nei confronti dei giovani che rimangono marginalizzati ed esclusi di fatto nelle fasi decisionali importanti del magistero ecclesiale. La considerazione della loro marginalizzazione o il loro protagonismo svela il modello di Chiesa che sta sullo sfondo delle scelte pastorali e, prima ancora, a livello magisteriale, dottrinale e teologico. Proprio in relazione al deficit antropologico delle prassi cristiane e ancor più della teologia pastorale, José Luis Moral riflette sul legittimo «sospetto» che un credente deve esprimere prima di accettare acriticamente qualsivoglia proposta a livello esistenziale. Attraverso la difficile ascesi dell’esercizio intellettuale della critica, è possibile chiedersi in che senso si debba parlare oggi di pastorale giovanile. Quando a problemi complessi si risponde con riduzionismi irenici, allora, lo studioso è obbligato – in forza dell’imperativo categorico – a dover denunciare quelle strumentalizzazioni che si celano in banalità, negligenze e pigrizie del pensiero. I giovani costituiscono un bene indisponibile ed essenziale per la vita umana, oltre che per le comunità cristiane, e il loro protagonismo nei processi formativi non può essere giocato ai dadi dell’improvvisazione o peggio ancora dell’impreparazione. Il contributo di Luciano Meddi mette in luce la profonda problematicità generata dai documenti presinodali con l’oblio della catechesi, anche a livello di rievocazione sostanziale. Questo ulteriore deficit si aggiunge al precedente, confermando che le tendenze di prassi ordinaria delle chiese locali sono dovute probabilmente a una carenza di riflessione sulla catechesi con i giovani a livello più scientifico. Le prassi catechistiche che sono state orientate in aperti contesti comunitari non possono essere dimenticate da un Sinodo che tratterà dei processi formativi ecclesiali. 


Che cosa possiamo aspettarci dal prossimo Sinodo? Le attese sono tante e gli esiti non scontati ma una cosa è certa: lo Spirito Santo guiderà Papa Francesco e l’intera Chiesa «oltre» il Sinodo verso spinte ancora più coraggiose. Questa è la speranza che manifestiamo con il nostro contributo alla riflessione.


 


I MEMBRI DELL’ISTITUTO DI CATECHETICA


catechetica@unisal.it

 
editore |05.11.2018
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Questo il tema che il Santo Padre Francesco ha scelto per la 53a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si celebra nel 2019: «Siamo membra gli uni degli altri» (Ef 4,25). Dalle community alle comunità.  Il tema sottolinea l’importanza di restituire alla comunicazione una prospettiva ampia, fondata sulla persona, e pone l’accento sul valore dell’interazione intesa sempre come dialogo e come opportunità di incontro con l’altro. Si sollecita così una riflessione sullo stato attuale e sulla natura delle relazioni in Internet per ripartire dall’idea di comunità come rete fra le persone nella loro interezza. Alcune delle tendenze prevalenti nel cosiddetto social web ci pongono infatti di fronte a una domanda fondamentale: fino a che punto si può parlare di vera comunità di fronte alle logiche che caratterizzano alcune community nei social network? La metafora della rete come comunità solidale implica la costruzione di un “noi”, fondato sull’ascolto dell’altro, sul dialogo e conseguentemente sull’uso responsabile del linguaggio.


Già nel suo primo Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni Sociali, nel 2014, Il Santo Padre aveva fatto un appello affinché Internet sia “un luogo ricco di umanità, non una rete di fili ma di persone umane”. La scelta del tema del Messaggio del 2019 conferma l’attenzione di Papa Francesco per i nuovi ambienti comunicativi e, in particolare, per le Reti Sociali dove il Pontefice è presente in prima persona con l’account @Pontifex su Twitter e il profilo @Franciscus su Instagram.

 
editore |29.10.2018
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Un documento ampio, ricco e articolato, che affronta ogni aspetto della condizione giovanile. Che, soprattutto, ricorda e testimonia come i ragazzi di oggi, pur tra mille difficoltà, non siano soli ma abbiano in Gesù un maestro e un compagno di viaggio con cui condividere le loro inquietudini. E nella Chiesa una madre affettuosa che ogni volta aspetta il loro ritorno a casa.
Una casa dove vige la regola dell’ascolto. Se c’è infatti un verbo che più di ogni altro è risuonato nell'aula sinodale sin dal primo giorno di lavoro, è stato “ascoltare”. Che significa avvicinare l’altro, provare a capirlo, non lasciarlo mai solo. Aiutarlo a trovare la strada per diventare protagonista. E il testo finale ne è la plastica documentazione, perché ciascuno dei suoi 167 paragrafi è sempre orientato, per meglio dire “sta” dalla parte dei ragazzi. Un documento ampio, si diceva, che comprende un’introduzione, un proemio, tre parti e una conclusione, che indica ai giovani, a ciascuno di loro, la meta della santità. Vocazione di ogni uomo e di ogni donna. Tutti i punti sono stati approvati con la maggioranza qualificata dei 2/3 compresi i temi relativi alla sessualità e alla presenza delle donne nella Chiesa, quelli con il maggior numero di “non placet”.


Uno dei paragrafi più controversi del documento finale del Sinodo è il numero 39, le «domande dei giovani»: ha avuto 195 placet e 43 non placet dei padri sinodali. «Frequentemente – si legge – la morale sessuale è causa di incomprensione e di allontanamento dalla Chiesa, in quanto è percepita come uno spazio di giudizio e di condanna. Di fronte ai cambiamenti sociali e dei modi di vivere l’affettività e la molteplicità delle prospettive etiche, i giovani si mostrano sensibili al valore dell’autenticità e della dedizione, ma sono spesso disorientati. Essi esprimono più particolarmente un esplicito desiderio di confronto sulle questioni relative alla differenza tra identità maschile e femminile, alla reciprocità tra uomini e donne, all'omosessualità».


«Riconoscere e reagire a tutti i tipi di abuso» è il titolo della sezione che raccoglie i paragrafi 29-31, sul tema degli abusi nella Chiesa. In essa si legge che «il Sinodo esprime gratitudine verso coloro che hanno il coraggio di denunciare il male subìto: aiutano la Chiesa a prendere coscienza di quanto avvenuto e della necessità di reagire con decisione». Tra i motivi che tengono oggi tanti giovani distanti dalla Chiesa, il paragrafo 53 ricorda «gli scandali sessuali ed economici; l’impreparazione dei ministri ordinati che non sanno intercettare adeguatamente la sensibilità dei giovani; la scarsa cura nella preparazione dell’omelia e nella presentazione della Parola di Dio; il ruolo passivo assegnato ai giovani all’interno della comunità cristiana; la fatica della Chiesa di rendere ragione delle proprie posizioni dottrinali ed etiche di fronte alla società contemporanea».


La seconda parte è incentrata sul «mistero della vocazione» e «l’arte di discernere», la terza affronta in particolare la vita dei giovani nelle parrocchie. Forte è l’invito a «vivere in comunione con loro, crescendo insieme nella comprensione del Vangelo e nella ricerca delle forme autentiche per viverlo». Inevitabile la richiesta che le parrocchie sappiano accogliere meglio i giovani, perché «i giovani ci chiedono di camminare insieme». Dunque «porsi in ascolto» che è qualcosa di «più che sentire» la loro voce. «Potremmo procedere verso una Chiesa partecipativa e corresponsabile, capace di valorizzare la ricchezza della varietà di cui si compone» (paragrafo 123), quindi anche dei giovani, cominciando dalla fase della preparazione ai Sacramenti dell’iniziazione cristiana.
L’invito è a «non vivere la fede come un insieme di nozioni e regole che appartengono a un ambito separato dalla loro esistenza» esorta il documento al punto 128. Occorre dunque «un ripensamento pastorale della parrocchia in una logica di corresponsabilità ecclesiale e di slancio missionario». Ecco perché gli «itinerari catechistici devono dimostrare l’intima connessione della fede con l’esperienza concreta di ogni giorno» (numero 133), con una catechesi che si rinnovi nei linguaggi e nelle metodologie. La stessa pastorale giovanile è chiamata a essere «in chiave vocazionale», superando «una certa frammentazione attualmente esistente al suo interno».


Cercando di affrontare anche alcuni ambiti concreti, ecco l’attenzione all'ambiente digitale che «rappresenta per la Chiesa una sfida su molteplici livelli»: esserci sì, ma con discernimento. Sul tema dei migranti vengono ribaditi i quattro verbi indicati dal Papa: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. E mentre si chiede una maggior presenza e ruolo della donne nella Chiesa, si chiede anche di trovare «modalità più adeguate» per «cammini formativi rinnovati sulla visione cristiana della corporeità e della sessualità». «Dio ama ogni persona e così fa la Chiesa rinnovando il suo impegno contro ogni discriminazione e violenza su base sessuale, pur riaffermando la determinante rilevanza antropologica della differenza e reciprocità tra l’uomo e la donna.


AVVENIRE Redazione Catholica sabato 27 ottobre 2018

 
editore |29.10.2018
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Tre parti, 12 capitoli, 167 paragrafi, 60 pagine: così si presenta il Documento finale della XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Il testo è stato approvato nel pomeriggio del 27 ottobre nell’Aula del Sinodo. Il Documento è stato consegnato nelle mani del Papa che ne ha, poi, autorizzato la pubblicazione

 

È l’episodio dei discepoli di Emmaus, narrato dall’evangelista Luca, il filo conduttore del Documento finale del Sinodo dei giovani. Letto in Aula a voci alterne dal Relatore generale, Card. Sérgio da Rocha, dai Segretari speciali, padre Giacomo Costa e don Rossano Sala, insieme a Mons. Bruno Forte, membro della Commissione per la Redazione del testo, il Documento è complementare all’Instrumentum laboris del Sinodo, del quale riprende la suddivisione in tre parti. Accolto da un applauso, il testo – ha detto il Card. da Rocha – è “il risultato di un vero e proprio lavoro di squadra” dei Padri Sinodali, insieme agli altri partecipanti al Sinodo e “in modo particolare ai giovani”. Il Documento raccoglie, quindi, i 364 modi, ovvero emendamenti, presentati. “La maggior parte di essi – ha aggiunto il Relatore generale – sono stati precisi e costruttivi”.


“Camminava con loro”

In primo luogo, dunque, il Documento finale del Sinodo guarda al contesto in cui vivono i giovani, evidenziandone punti di forza e sfide. Tutto parte da un ascolto empatico che, con umiltà, pazienza e disponibilità, permetta di dialogare veramente con la gioventù, evitando “risposte preconfezionate e ricette pronte”. I giovani, intatti, vogliono essere “ascoltati, riconosciuti, accompagnati” e desiderano che la loro voce sia “ritenuta interessane e utile in campo sociale ed ecclesiale”. Non sempre la Chiesa ha avuto questo atteggiamento, riconosce il Sinodo: spesso sacerdoti e vescovi, oberati da molti impegni, faticano a trovare tempo per il servizio dell’ascolto. Di qui, la necessità di preparare adeguatamente anche laici, uomini e donne, che siano in grado di accompagnare le giovani generazioni. Di fronte a fenomeni come la globalizzazione e la secolarizzazione, inoltre, i ragazzi si muovono verso una riscoperta di Dio e della spiritualità e ciò deve essere uno stimolo, per la Chiesa, a recuperare l’importanza del dinamismo della fede.


La scuola e la parrocchia

Un’altra risposta della Chiesa alle domande dei giovani arriva dal settore educativo: le scuole, le università, i collegi, gli oratori permettono una formazione integrale dei ragazzi, offrendo al contempo una testimonianza evangelica di promozione umana. In un mondo in cui tutto è connesso- famiglia, lavoro, tecnologia, difesa dell’embrione e del migrante- i vescovi definiscono insostituibile il ruolo svolto da scuole ed università dove i giovani trascorrono molto tempo. Le istituzioni educative cattoliche in particolare sono chiamate ad affrontare il rapporto tra la fede e le domande del mondo contemporaneo, le diverse prospettive antropologiche, le sfide scientifico-tecniche, i cambiamenti del costume sociale e l’impegno per la giustizia. Anche la parrocchia ha il suo ruolo: “Chiesa nel territorio”, essa necessita di un ripensamento nella sua vocazione missionaria, poiché spesso risulta poco significativa e poco dinamica, soprattutto nell’ambito della catechesi.


I migranti, paradigma del nostro tempo

Il Documento sinodale si sofferma, poi, sul tema dei migranti, “paradigma del nostro tempo” in quanto fenomeno strutturale, e non emergenza transitoria. Molti migranti sono giovani o minori non accompagnati, in fuga da guerre, violenze, persecuzioni politiche o religiose, disastri naturali, povertà, e finiscono per diventare vittime di tratta, droga, abusi psicologici e fisici. La preoccupazione della Chiesa è soprattutto per loro – dice il Sinodo – nell’ottica di un’autentica promozione umana che passi attraverso l’accoglienza di rifugiati e profughi, e sia punto di riferimento per i tanti giovani separati dalle loro famiglie d’origine. Ma non solo: i migranti – ricorda il Documento – sono anche un’opportunità di arricchimento per le comunità e le società in cui arrivano e che possono essere rivitalizzate da essi. Risuonano, quindi, i verbi sinodali “accogliere, proteggere, promuovere, integrare” indicate da Papa Francesco per una cultura che superi diffidenze e paure. I vescovi chiedono anche più impegno nel garantire a chi non vorrebbe migrare il diritto effettivo di rimanere nel proprio Paese. L’attenzione del Sinodo va inoltre a quelle Chiese che sono minacciate, nello loro esistenza, dalle emigrazioni forzate e dalle persecuzioni subite dai fedeli.


Fermo impegno contro tutti i tipi di abuso. Fare verità e chiedere perdono

Ampia, poi, la riflessione sui “diversi tipi di abuso” (di potere, economici, di coscienza, sessuali) compiuti da alcuni vescovi, sacerdoti, religiosi e laici: nelle vittime – si legge nel testo – essi provocano sofferenze che “possono durare tutta la vita e a cui nessun pentimento può porre rimedio”. Di qui, il richiamo del Sinodo al “fermo impegno per l’adozione di rigorose misure di prevenzione che ne impediscano il ripetersi, a partire dalla selezione e dalla formazione di coloro a cui saranno affidati compiti di responsabilità ed educativi”. Bisognerà, dunque, sradicare quelle forme – come la corruzione o il clericalismo – su cui tali tipi di abusi si innestano, contrastando anche la mancanza di responsabilità e trasparenza con cui molti casi sono stati gestiti. Al contempo, il Sinodo si dice grato a tutti coloro che “hanno il coraggio di denunciare il male subito”, perché aiutano la Chiesa a “prendere coscienza di quanto avvenuto e della necessità di reagire con decisione”. “La misericordia, infatti, esige la giustizia”. Non vanno però dimenticati i tanti laici, sacerdoti, consacrati e vescovi che ogni giorno si dedicano, con onestà, al servizio dei giovani, i quali possono davvero offrire “un prezioso aiuto” per una “riforma di portata epocale” in questo ambito.


La famiglia “Chiesa domestica”

Ulteriori temi presenti nel Documenti riguardano la famiglia, principale punto di riferimento per i giovani, prima comunità di fede, “Chiesa domestica”: il Sinodo richiama, in particolare, il ruolo dei nonni nell’educazione religiosa e nella trasmissione della fede, e mette in guardia dall’indebolimento della figura paterna e da quegli adulti che assumono stili di vita “giovanilistici”. Oltre alla famiglia, per i giovani conta molto l’amicizia con i loro coetanei, perché permette la condivisione della fede e l’aiuto reciproco nella testimonianza.


Promozione della giustizia contro la “cultura dello scarto”

Il Sinodo si sofferma, poi, su alcune forme di vulnerabilità vissute dai giovani in diversi settori: nel lavoro, dove la disoccupazione rende povere le giovani generazioni, minandone la capacità di sognare; le persecuzioni fino alla morte; l’esclusione sociale per ragioni religiose, etniche o economiche; la disabilità. Di fronte a questa “cultura dello scarto”, la Chiesa deve lanciare un appello alla conversione ed alla solidarietà, divenendo un’alternativa concreta alle situazioni di disagio. Sul fronte opposto, non mancano invece i settori in cui l’impegno dei giovani riesce ad esprimersi con originalità e specificità: ad esempio, il volontariato, l’attenzione ai temi ecologici, l’impegno in politica per la costruzione del bene comune, la promozione della giustizia, per la quale i ragazzi chiedono alla Chiesa “un impegno deciso e coerente”.


Arte, musica e sport, “risorse pastorali”

Anche il mondo dello sport e della musica offre ai giovani la possibilità di esprimersi al meglio: nel primo caso, la Chiesa invita a non sottovalutare le potenzialità educative, formative ed inclusive, dell’attività sportiva; nel caso della musica, invece, il Sinodo punta sul suo essere “risorsa pastorale” che interpella anche ad un rinnovamento liturgico, perché i giovani hanno il desiderio di una “liturgia viva”, autentica e gioiosa, momento di incontro con Dio e con la comunità. I giovani apprezzano celebrazioni autentiche in cui la bellezza dei segni, la cura della predicazione e il coinvolgimento comunitario parlano realmente di Dio”: vanno aiutati quindi a scoprire il valore dell’adorazione eucaristica e a comprendere che “la liturgia non è puramente espressione di sé, ma azione di Cristo e della Chiesa”. Le giovani generazioni, inoltre, vogliono essere protagoniste della vita ecclesiale, mettendo frutto i propri talenti, assumendosi responsabilità. Soggetti attivi dell’azione pastorale, essi sono il presente della Chiesa, vanno incoraggiati a partecipare alla vita ecclesiale, e non ostacolati con autoritarismo. In una Chiesa capace di dialogare in modo meno paternalistico e più schietto, infatti, i ragazzi sanno essere molto attivi nell’evangelizzazione dei loro coetanei, esercitando un vero apostolato che va sostenuto e integrato nella vita delle comunità.


“Si aprirono i loro occhi”

Dio parla alla Chiesa e al mondo attraverso i giovani, che sono uno dei “luoghi teologici” in cui il Signore si fa presente. Portatrice di una sana inquietudine che la rende dinamica – si legge nella seconda parte del Documento - la gioventù può essere “più avanti dei pastori” e per questo va accolta, rispettata, accompagnata. Grazie ad essa, infatti, la Chiesa può rinnovarsi, scrollandosi di dosso “pesantezze e lentezze”. Di qui, il richiamo del Sinodo al modello di “Gesù giovane tra i giovani” e alla testimonianza dei santi, tra i quali si annoverano tanti ragazzi, profeti di cambiamento.


Missione e vocazione

Un’altra “bussola sicura” per la gioventù è la missione, dono di sé che porta ad una felicità autentica e duratura: Gesù, infatti, non toglie la libertà, ma la libera, perché la vera libertà è possibile solo in relazione alla verità e alla carità. Strettamente legato al concetto di missione, c’è quello di vocazione: ogni vita è vocazione in rapporto a Dio, non è frutto del caso o un bene privato da gestire in proprio – afferma il Sinodo - ed ogni vocazione battesimale è una chiamata per tutti alla santità.  Per questo, ciascuno deve vivere la propria vocazione specifica in ogni ambito: la professione, la famiglia, la vita consacrata, il ministero ordinato e il diaconato permanente, che rappresenta “una risorsa” da sviluppare ancora pienamente.


L’accompagnamento 

Accompagnare è una missione per la Chiesa da svolgere a livello personale e di gruppo: in un mondo “caratterizzato da un pluralismo sempre più evidente e da una disponibilità di opzioni sempre più ampia”, ricercare insieme ai giovani un percorso mirato a compiere scelte definitive è un servizio necessario. Destinatari sono tutti i giovani: seminaristi, sacerdoti o religiosi in formazione, fidanzati e giovani sposi. La comunità ecclesiale è luogo di relazioni e ambito in cui nella celebrazione eucaristica si viene toccati, istruiti e guariti da Gesù stesso. Il Documento Finale evidenza l’importanza del sacramento della Riconciliazione nella vita di fede e sprona genitori, insegnanti, animatori, sacerdoti ed educatori ad aiutare i giovani, attraverso la Dottrina sociale della Chiesa, ad assumersi responsabilità in ambito professionale e sociopolitico. La sfida in società sempre più interculturali e multireligiose, è indicare nel rapporto con la diversità un’occasione di arricchimento reciproco e comunione fraterna.


No a moralismi e false indulgenze, sì a correzione fraterna

Il Sinodo quindi promuove un accompagnamento integrale centrato su preghiera e lavoro interiore che valorizzi anche l’apporto della psicologia e della psicoterapia, quando aperte alla trascendenza. “Il celibato per il Regno” – si raccomanda – dovrebbe essere inteso come “dono da riconoscere e verificare nella libertà, gioia, gratuità e umiltà”, prima della scelta definitiva. Si punti ad accompagnatori di qualità: persone equilibrate, di ascolto, fede, preghiera, che si siano misurate con le proprie debolezze e fragilità e siano per questo accoglienti “senza moralismi e false indulgenze”, sapendo correggere fraternamente, lontani da atteggiamenti possessivi e manipolatori. “Questo profondo rispetto – si legge nel testo – sarà la migliore garanzia contro i rischi di plagio e abusi di ogni genere”.


L’arte di discernere

“La Chiesa è l’ambiente per discernere e la coscienza – scrivono i Padri Sinodali -  è il luogo nel quale si coglie il frutto dell’incontro e della comunione con Cristo”: il discernimento, attraverso “un regolare confronto con una guida spirituale”, si presenta quindi come il sincero lavoro della coscienza”, “può essere compreso solo come autentica forma di preghiera” e “richiede il coraggio di impegnarsi nella lotta spirituale”. Banco di prova delle decisioni assunte sono la vita fraterna e il servizio ai poveri. I giovani sono, infatti, sensibili alla dimensione della diakonia.


“Partirono senza indugio”

Maria Maddalena, prima discepola missionaria, guarita dalle ferite, testimone della Resurrezione è l’icona di una Chiesa giovane. Fatiche e fragilità dei giovani “ci aiutano ad essere migliori, le loro domande – si legge – ci sfidano, le critiche ci sono necessarie perché non di rado attraverso di esse la voce del Signore ci chiede conversione e rinnovamento”. Tutti i giovani, anche quelli con diverse visioni di vita, nessuno escluso, sono nel cuore di Dio. I Padri mettono in luce il dinamismo costitutivo della sinodalità, ovvero il camminare insieme: il termine dell’Assemblea e il documento finale sono solo una tappa perché le condizioni concrete e le necessità urgenti sono diverse tra Paesi e continenti. Di qui l’invito alle Conferenze Episcopali e alle Chiese particolari a proseguire il processo di discernimento con lo scopo di elaborare soluzioni pastorali specifiche.


Sinodalità, stile missionario

“Sinodalità” è uno stile per la missione che sprona a passare dall’io al noi e a considerare la molteplicità di volti, sensibilità, provenienze e culture diverse. In questo orizzonte vanno valorizzati i carismi che lo Spirito dona a tutti evitando il clericalismo che esclude molti dai processi decisionali e la clericalizzazione dei laici che frena lo slancio missionario. L’autorità – è l’auspicio – sia vissuta in un’ottica di servizio. Sinodali siano anche l’approccio al dialogo interreligioso ed ecumenico mirato alla conoscenza reciproca e all’abbattimento di pregiudizi e stereotipi, e il rinnovamento della vita comunitaria e parrocchiale perché accorci le distanze giovani-Chiesa e mostri l’intima connessione tra fede ed esperienza concreta di vita. Formalizzata la richiesta più volte avanzata in Aula di istituire, a livello di Conferenze Episcopali, un “Direttorio di pastorale giovanile in chiave vocazionale” che possa aiutare i responsabili diocesani e gli operatori locali a qualificare la loro formazione ed azione con e per i giovani”, contribuendo a superare una certa frammentazione della pastorale della Chiesa. Ribadita l’importanza delle Gmg così come quella di centri giovanili ed oratori che però necessitano di essere ripensati.


La sfida digitale

Ci sono alcune sfide urgenti che la Chiesa è chiamata a cogliere. Il Documento Finale del Sinodo affronta la missione nell’ambiente digitale: parte integrante della realtà quotidiana dei giovani, “piazza” in cui essi trascorrono molto tempo e si incontrano facilmente, luogo irrinunciabile per raggiungere e coinvolgere i ragazzi anche nelle attività pastorali, il web presenta luci ed ombre. Se da una parte, infatti, permette l’accesso all’informazione, attiva la partecipazione sociopolitica e la cittadinanza attiva, dall’altra presenta un lato oscuro – il così detto dark web – in cui si riscontrano solitudine, manipolazione, sfruttamento, violenze, cyberbullismo, pornografia. Di qui, l’invito del Sinodo ad abitare il mondo digitale, promuovendone le potenzialità comunicative in vista dell’annuncio cristiano, e ad “impregnare” di Vangelo le sue culture e dinamiche. Si auspica la creazione di Uffici e organismi per la cultura e l’evangelizzazione digitale che, oltre a “favorire lo scambio e la diffusione di buone pratiche, possano gestire sistemi di certificazione dei siti cattolici, per contrastare la diffusione di fake news riguardanti la Chiesa”, emblema di una cultura che “ha smarrito il senso della verità”, incoraggiando la promozione di “politiche e strumenti per la protezione dei minori sul web”.


Riconoscere e valorizzare donne nella società e nella Chiesa

Il Documento evidenzia anche la necessità di un maggiore riconoscimento e valorizzazione delle donne nella società e nella Chiesa, perché la loro assenza impoverisce il dibattito ed il cammino ecclesiale: urge un cambiamento da parte di tutti – si legge – anche a partire da una riflessione sulla reciprocità tra i sessi. Si auspicano “una presenza femminile negli organi ecclesiali a tutti i livelli, anche in funzioni di responsabilità” ed una “partecipazione femminile ai processi decisionali ecclesiali nel rispetto del ruolo del ministero ordinato”. “Si tratta di un dovere di giustizia” – afferma il documento – che trova ispirazione in Gesù e nella Bibbia. 


Corpo, sessualità e affettività

Quindi, il Documento si sofferma sul tema del corpo, dell’affettività, della sessualità: di fronte a sviluppi scientifici che sollevano interrogativi etici, a fenomeni come la pornografica digitale, il turismo sessuale, la promiscuità, l’esibizionismo on line, il Sinodo ricorda alle famiglie e alle comunità cristiane l’importanza di far scoprire ai giovani che la sessualità è un dono. Spesso la morale sessuale della Chiesa è percepita come “uno spazio di giudizio e di condanna”, mentre i ragazzi cercano “una parola chiara, umana ed empatica” ed “esprimono un esplicito desiderio di confronto sulle questioni relative alla differenza tra identità maschile e femminile, alla reciprocità tra uomini e donne, all’omosessualità”. I vescovi riconoscono la fatica della Chiesa nel trasmettere nell’attuale contesto culturale “la bellezza della visione cristiana della corporeità e della sessualità”: è urgente ricercare “modalità più adeguate, che si traducano concretamente nell’elaborazione di cammini formativi rinnovati”. “Occorre proporre ai giovani un’antropologia dell’affettività e della sessualità capace di dare il giusto valore alla castità” per la crescita della persona, “in tutti gli stati di vita”. In tal senso si chiede di prestare attenzione alla formazione di operatori pastorali che risultino credibili e maturi da un punto di vista affettivo-sessuale. Il Sinodo constata inoltre l’esistenza di “questioni relative al corpo, all’affettività e alla sessualità che hanno bisogno di una più approfondita elaborazione antropologica, teologica e pastorale, da realizzare nelle modalità e ai livelli più convenienti, da quelli locali a quello universale. Tra queste emergono quelle relative alla differenza e armonia tra identità maschile e femminile e alle inclinazioni sessuali”. “Dio ama ogni persona e così fa la Chiesa rinnovando il suo impegno contro ogni discriminazione e violenza su base sessuale”. Ugualmente – prosegue il documento – il Sinodo “riafferma la determinante rilevanza antropologica della differenza e reciprocità uomo-donna e ritiene riduttivo definire l’identità delle persone a partire unicamente dal loro orientamento sessuale”. Allo stesso tempo si raccomanda di “favorire” i “percorsi di accompagnamento nella fede, già esistenti in molte comunità cristiane”, di “persone omosessuali”. In questi cammini le persone sono aiutate a leggere la propria storia; ad aderire con libertà e responsabilità alla propria chiamata battesimale; a riconoscere il desiderio di appartenere e contribuire alla vita della comunità; a discernere le migliori forme per realizzarlo. In questo modo si aiuta ogni giovane, nessuno escluso, a integrare sempre più la dimensione sessuale nella propria personalità, crescendo nella qualità delle relazioni e camminando verso il dono di sé”.


Accompagnamento vocazionale

Tra le altre sfide segnalate dal Sinodo c’è anche quella economica: l’invito dei Padri è ad investire tempo e risorse sui giovani con la proposta di offrire loro un periodo destinato alla maturazione della vita cristiana adulta che “dovrebbe prevedere un distacco prolungato dagli ambienti e delle relazioni abituali”. Inoltre, mentre si auspica un accompagnamento prima e dopo il matrimonio, si incoraggia la costituzione di equipe educative, che includano figure femminili e coppie cristiane, per la formazione di seminaristi e consacrati anche al fine di superare tendenze al clericalismo. Speciale attenzione viene chiesta nell’accoglienza dei candidati al sacerdozio che a volte avviene “senza una conoscenza adeguata e rilettura approfondita della loro storia”: “l’instabilità relazionale e affettiva, e la mancanza di radicamento ecclesiali sono segnali pericolosi. Trascurare la normativa ecclesiale a questo riguardo – scrivono i Padri Sinodali – costituisce un comportamento irresponsabile, che può avere conseguenze molto gravi per la comunità cristiana”.


Chiamati alla santità            
“Le diversità vocazionali – conclude il Documento Finale del Sinodo sui giovani – si raccolgono nell’unica e universale chiamata alla santità. Purtroppo il mondo è indignato dagli abusi di alcune persone della Chiesa piuttosto che ravvivato dalla santità dei suoi membri”, per questo la Chiesa è chiamata ad “un cambio di prospettiva”: attraverso la santità di tanti giovani disposti a rinunciare alla vita in mezzo alle persecuzioni pur di mantenersi fedeli al Vangelo, può rinnovare il suo ardore spirituale e il suo vigore apostolico.


Il dono del Papa ai partecipanti al Sinodo

Infine, come ricordo del Sinodo dei Giovani, il Santo Padre ha fatto dono a tutti i partecipanti di una formella in bronzo in bassorilievo, raffigurante Gesù e il giovane discepolo amato. Si tratta di un’opera dell’artista italiano Gino Giannetti, coniata dalla Zecca dello Stato della Città del Vaticano, emessa in soli 460 esemplari.


Paolo Ondarza e Isabella Piro – Città del Vaticano


 
Messaggio per la 92ma Giornata Missionaria Mondiale |22.10.2018
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Cari giovani, insieme a voi desidero riflettere sulla missione che Gesù ci ha affidato. Rivolgendomi a voi intendo includere tutti i cristiani, che vivono nella Chiesa l’avventura della loro esistenza come figli di Dio. Ciò che mi spinge a parlare a tutti, dialogando con voi, è la certezza che la fede cristiana resta sempre giovane quando si apre alla missione che Cristo ci consegna. «La missione rinvigorisce la fede» (Lett. enc. Redemptoris missio, 2), scriveva san Giovanni Paolo II, un Papa che tanto amava i giovani e a loro si è molto dedicato.


L’occasione del Sinodo che celebreremo a Roma nel prossimo mese di ottobre, mese missionario, ci offre l’opportunità di comprendere meglio, alla luce della fede, ciò che il Signore Gesù vuole dire a voi giovani e, attraverso di voi, alle comunità cristiane.


La vita è una missione


Ogni uomo e donna è una missione, e questa è la ragione per cui si trova a vivere sulla terra. Essere attratti ed essere inviati sono i due movimenti che il nostro cuore, soprattutto quando è giovane in età, sente come forze interiori dell’amore che promettono futuro e spingono in avanti la nostra esistenza. Nessuno come i giovani sente quanto la vita irrompa e attragga. Vivere con gioia la propria responsabilità per il mondo è una grande sfida. Conosco bene le luci e le ombre dell’essere giovani, e se penso alla mia giovinezza e alla mia famiglia, ricordo l’intensità della speranza per un futuro migliore. Il fatto di trovarci in questo mondo non per nostra decisione, ci fa intuire che c’è un’iniziativa che ci precede e ci fa esistere. Ognuno di noi è chiamato a riflettere su questa realtà: «Io sono una missione in questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 273).


Vi annunciamo Gesù Cristo


La Chiesa, annunciando ciò che ha gratuitamente ricevuto (cfr Mt 10,8; At 3,6), può condividere con voi giovani la via e la verità che conducono al senso del vivere su questa terra. Gesù Cristo, morto e risorto per noi, si offre alla nostra libertà e la provoca a cercare, scoprire e annunciare questo senso vero e pieno. Cari giovani, non abbiate paura di Cristo e della sua Chiesa! In essi si trova il tesoro che riempie di gioia la vita. Ve lo dico per esperienza: grazie alla fede ho trovato il fondamento dei miei sogni e la forza di realizzarli. Ho visto molte sofferenze, molte povertà sfigurare i volti di tanti fratelli e sorelle. Eppure, per chi sta con Gesù, il male è provocazione ad amare sempre di più. Molti uomini e donne, molti giovani hanno generosamente donato sé stessi, a volte fino al martirio, per amore del Vangelo a servizio dei fratelli. Dalla croce di Gesù impariamo la logica divina dell’offerta di noi stessi (cfr 1 Cor 1,17-25) come annuncio del Vangelo per la vita del mondo (cfr Gv 3,16). Essere infiammati dall’amore di Cristo consuma chi arde e fa crescere, illumina e riscalda chi si ama (cfr 2 Cor 5,14). Alla scuola dei santi, che ci aprono agli orizzonti vasti di Dio, vi invito a domandarvi in ogni circostanza: «Che cosa farebbe Cristo al mio posto?».


Trasmettere la fede fino agli estremi confini della terra


Anche voi, giovani, per il Battesimo siete membra vive della Chiesa, e insieme abbiamo la missione di portare il Vangelo a tutti. Voi state sbocciando alla vita. Crescere nella grazia della fede a noi trasmessa dai Sacramenti della Chiesa ci coinvolge in un flusso di generazioni di testimoni, dove la saggezza di chi ha esperienza diventa testimonianza e incoraggiamento per chi si apre al futuro. E la novità dei giovani diventa, a sua volta, sostegno e speranza per chi è vicino alla meta del suo cammino. Nella convivenza delle diverse età della vita, la missione della Chiesa costruisce ponti inter-generazionali, nei quali la fede in Dio e l’amore per il prossimo costituiscono fattori di unione profonda.


Questa trasmissione della fede, cuore della missione della Chiesa, avviene dunque per il “contagio” dell’amore, dove la gioia e l’entusiasmo esprimono il ritrovato senso e la pienezza della vita. La propagazione della fede per attrazione esige cuori aperti, dilatati dall’amore. All’amore non è possibile porre limiti: forte come la morte è l’amore (cfr Ct 8,6). E tale espansione genera l’incontro, la testimonianza, l’annuncio; genera la condivisione nella carità con tutti coloro che, lontani dalla fede, si dimostrano ad essa indifferenti, a volte avversi e contrari. Ambienti umani, culturali e religiosi ancora estranei al Vangelo di Gesù e alla presenza sacramentale della Chiesa rappresentano le estreme periferie, gli “estremi confini della terra”, verso cui, fin dalla Pasqua di Gesù, i suoi discepoli missionari sono inviati, nella certezza di avere il loro Signore sempre con sé (cfr Mt 28,20; At 1,8). In questo consiste ciò che chiamiamo missio ad gentes. La periferia più desolata dell’umanità bisognosa di Cristo è l’indifferenza verso la fede o addirittura l’odio contro la pienezza divina della vita. Ogni povertà materiale e spirituale, ogni discriminazione di fratelli e sorelle è sempre conseguenza del rifiuto di Dio e del suo amore.


Gli estremi confini della terra, cari giovani, sono per voi oggi molto relativi e sempre facilmente “navigabili”. Il mondo digitale, le reti sociali che ci pervadono e attraversano, stemperano confini, cancellano margini e distanze, riducono le differenze. Sembra tutto a portata di mano, tutto così vicino ed immediato. Eppure senza il dono coinvolgente delle nostre vite, potremo avere miriadi di contatti ma non saremo mai immersi in una vera comunione di vita. La missione fino agli estremi confini della terra esige il dono di sé stessi nella vocazione donataci da Colui che ci ha posti su questa terra (cfr Lc 9,23-25). Oserei dire che, per un giovane che vuole seguire Cristo, l’essenziale è la ricerca e l’adesione alla propria vocazione.


Testimoniare l’amore


Ringrazio tutte le realtà ecclesiali che vi permettono di incontrare personalmente Cristo vivo nella sua Chiesa: le parrocchie, le associazioni, i movimenti, le comunità religiose, le svariate espressioni di servizio missionario. Tanti giovani trovano, nel volontariato missionario, una forma per servire i “più piccoli” (cfr Mt 25,40), promuovendo la dignità umana e testimoniando la gioia di amare e di essere cristiani. Queste esperienze ecclesiali fanno sì che la formazione di ognuno non sia soltanto preparazione per il proprio successo professionale, ma sviluppi e curi un dono del Signore per meglio servire gli altri. Queste forme lodevoli di servizio missionario temporaneo sono un inizio fecondo e, nel discernimento vocazionale, possono aiutarvi a decidere per il dono totale di voi stessi come missionari.


Da cuori giovani sono nate le Pontificie Opere Missionarie, per sostenere l’annuncio del Vangelo a tutte le genti, contribuendo alla crescita umana e culturale di tante popolazioni assetate di Verità. Le preghiere e gli aiuti materiali, che generosamente sono donati e distribuiti attraverso le POM, aiutano la Santa Sede a far sì che quanti ricevono per il proprio bisogno possano, a loro volta, essere capaci di dare testimonianza nel proprio ambiente. Nessuno è così povero da non poter dare ciò che ha, ma prima ancora ciò che è. Mi piace ripetere l’esortazione che ho rivolto ai giovani cileni: «Non pensare mai che non hai niente da dare o che non hai bisogno di nessuno. Molta gente ha bisogno di te, pensaci. Ognuno di voi pensi nel suo cuore: molta gente ha bisogno di me» (Incontro con i giovani, Santuario di Maipu, 17 gennaio 2018).


Cari giovani, il prossimo Ottobre missionario, in cui si svolgerà il Sinodo a voi dedicato, sarà un’ulteriore occasione per renderci discepoli missionari sempre più appassionati per Gesù e la sua missione, fino agli estremi confini della terra. A Maria Regina degli Apostoli, ai santi Francesco Saverio e Teresa di Gesù Bambino, al beato Paolo Manna, chiedo di intercedere per tutti noi e di accompagnarci sempre.


Dal Vaticano, 20 maggio 2018, Solennità di Pentecoste


FRANCESCO

 
Novità editoriale
l'Istituto di Catechetica |16.10.2018
Studiare Catechetica oggi

Don Bosco ebbe l’intuizione e la realizzò nella pratica: la catechesi doveva svilupparsi sempre all’interno di processi educativi attraverso i quali tutelare la maturazione umana e cristiana delle persone. I Salesiani han cercato sempre di essere fedeli a tale visione, organizzando senza sosta una riflessione critica in grado di sostenerla e strutturarla scientificamente. La prospettiva è stata assunta anche dall’Università Pontificia Salesiana che sempre ha vincolato strettamente la «catechesi-catechetica» con l’«educazione-pedagogia», arrivando a stabilire una collocazione singolare degli studi di Catechetica all’interno della Facoltà di Scienze dell’Educazione, un assetto che ancor oggi costituisce una proposta unica e originale, sostenuta e portata avanti dal protagonista per eccellenza di questa storia, cioè, l’Istituto di Catechetica (ICa). Il progetto iniziale (1940) è stato sottoposto a parecchi mutamenti direttamente legati ai cambiamenti culturali e religiosi susseguitisi in questi anni. Due di questi movimenti, risultano particolarmente rilevanti per il nostro libro: 1/ La creazione, agli inizi degli anni ’80 del secolo scorso, di una «struttura dipartimentale» tra le facoltà di Teologia (FT) e di Scienze dell’Educazione (FSE) per promuovere l’unità formativa degli studenti di Pastorale giovanile e di Catechetica; dopo un sessennio di laboriosa sperimentazione, nel 1987, la struttura si trasformò nel «Dipartimento di Pastorale giovanile e Catechetica»; 2/ Il ripensamento di tale struttura accademica che portò, nel 2016, alla dismissione del medesimo per tornare alla configurazione di due curricoli differenti, quello di Catechetica nella FSE e quello di Pastorale giovanile nella FT.


L’anno accademico 2018-2019, terzo dell’attuale struttura del curricolo di Catechetica, apre la strada delle verifiche: in questo momento cruciale, l’ICa sente l’obbligo di «dare ragione» delle proprie impostazioni scientifiche e, allo stesso tempo, considera questa circostanza come un momento propizio per immaginare un futuro carico di progetti inediti. Ecco spiegata la finalità del libro che è diviso in tre parti: Attualità, Futuro e Storia. La sequenza, dunque, privilegia la presentazione accurata del curricolo attuale e nel contempo le sue prospettive di futuro, senza però dimenticare l’evoluzione storica alla base di ogni scelta e situazione concreta.


 
editore |15.10.2018
Canonization of Pope Paul VI

In Piazza San Pietro il rito presieduto da Francesco. "Hanno lasciato tutto per abbracciare la Sua via. Dove si mettono al centro i soldi non c'è spazio per Dio e per l'uomo". Sono santi. Paolo VI, Oscar Arnulfo Romero Galdámez, Francesco Spinelli, Vincenzo Romano, Maria Caterina Kasper, Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù e Nunzio Sulprizio aggiungono i loro nomi all'immenso elenco dei canonizzati di tutte le epoche. Papa Francesco li ha proclamati all'inizio della celebrazione eucaristica in una piazza San Pietro invasa da fedeli giunti da Brescia, Milano, Napoli, Pescara, dalla Spagna, dalla Germania e da tutta l'America Latina. Sono santi, ha detto il Papa nell'omelia, perché hanno fatto "la scelta coraggiosa di rischiare" per seguire Gesù e "hanno avuto il gusto di lasciare qualcosa per abbracciare la sua via".


In sostanza hanno applicato quanto Gesù dice nel Vangelo proclamato in questa domenica 14 ottobre di "lasciare quello che appesantisce il cuore" e soprattutto le ricchezze terrene. "Dove si mettono al centro i soldi non c'è posto per Dio e non c'è posto neanche per l'uomo", ha ammonito Francesco. "Per questo la ricchezza è pericolosa e - dice Gesù - rende difficile persino salvarsi. Non perché Dio sia severo, no - ha proseguito il Papa -. Il problema è dalla nostra parte: il nostro troppo avere, il nostro troppo volere ci soffocano il cuore e ci rendono incapaci di amare". "Non si può seguire veramente Gesù quando si è zavorrati dalle cose".





I santi invece hanno fatto la scelta di mettere Gesù al centro delle loro vite. "Gesù è radicale. Egli dà tutto e chiede tutto", ha sottolineato il pontefice. "Gesù non si accontenta di una 'percentuale di amore': non possiamo amarlo al venti, al cinquanta o al sessanta per cento. O tutto o niente". L’ha fatto Paolo VI, ha ricordato Francesco, "sull’esempio dell’Apostolo del quale assunse il nome. Come lui ha speso la vita per il Vangelo di Cristo, valicando nuovi confini e facendosi suo testimone nell’annuncio e nel dialogo, profeta di una Chiesa estroversa che guarda ai lontani e si prende cura dei poveri".


Paolo VI, ha fatto notare il Pontefice, "anche nella fatica e in mezzo alle incomprensioni, ha testimoniato in modo appassionato la bellezza e la gioia di seguire Gesù totalmente. Oggi ci esorta ancora, insieme al Concilio di cui è stato il sapiente timoniere, a vivere la nostra comune vocazione: la vocazione universale alla santità. Non alle mezze misure, ma alla santità".Papa Bergoglio ha poi notato che "è bello che insieme a lui e agli altri santi e sante odierni ci sia Mons. Romero, che ha lasciato le sicurezze del mondo, persino la propria incolumità, per dare la vita secondo il Vangelo, vicino ai poveri e alla sua gente, col cuore calamitato da Gesù e dai fratelli".


Lo stesso possiamo dire, ha aggiunto il Papa, di Francesco Spinelli, di Vincenzo Romano, di Maria Caterina Kasper, di Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù e del nostro ragazzo napoletano Nunzio Sulprizio, santo giovane, coraggioso, umile - ha aggiunto a braccio -, che ha saputo incontrare Gesù nella sofferenza, nel silenzio e offerta di se stesso". "Tutti questi santi, in diversi contesti, hanno tradotto con la vita la Parola di oggi, senza tiepidezza, senza calcoli, con l’ardore di rischiare e di lasciare. Il Signore ci aiuti a imitare i loro esempi".Francesco ha anche proposto, alla luce di questi esempi, un esame di coscienza ai cristiani di oggi.


"Chiediamoci da che parte stiamo. Ci accontentiamo di qualche precetto o seguiamo Gesù da innamorati? Insomma, ci basta Gesù o cerchiamo tante sicurezze del mondo?". Perciò ha esortato: "Chiediamo la grazia di saper lasciare per amore del Signore: lasciare le ricchezze, le nostalgie di ruoli e poteri, le strutture non più adeguate all’annuncio del Vangelo, i pesi che frenano la missione, i lacci che ci legano al mondo. Senza un salto in avanti nell’amore la nostra vita e la nostra Chiesa si ammalano di«autocompiacimento egocentrico»: si cerca la gioia in qualche piacere passeggero, ci si rinchiude nel chiacchiericcio sterile, ci si adagia nella monotonia di una vita cristiana senza slancio, dove un po’ di narcisismo copre la tristezza di rimanere incompiuti". La tristezza, ha concluso il Papa, "è la prova dell'amore in compiuto". Mentre la gioia sgorga da "un cuore alleggerito di beni, che libero ama il Signore".


Alla Messa erano presenti numerosi capi di Stato, tra i quali il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella. All'inizio della celebrazione è stato il prefetto della Congregazione per le cause dei Santi, cardinale Angelo Becciu, a presentare brevemente i profili dei sette nuovi santi. Sono state portate all'altare le loro reliquie: per Paolo VI la maglietta che indossava a Manila nel 1970 con le gocce di sangue delle ferite subite in seguito all'attentato. Frammenti di osso per gli altri canonizzati. Una ciocca di capelli per Nazaria Ignazia March Mesa.


QUI LE BIOGRAFIE DEI NUOVI SANTI


Mimmo Muolo domenica 14 ottobre 2018





 

 
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Emergono dal Sinodo due richieste alla Chiesa di tutto il mondo. Da una parte quella di offrire al clero, ai religiosi e alle religiose, ma anche ai formatori in genere, "una nuova educazione sul corpo, sull'affettività e sulla sessualità". Dall'altro lato, e sono gli stessi giovani presenti nell'Assise sinodale ad averla formulata durante i lavori, quella di una liturgia migliore. "Dateci una liturgia più bella e partecipata - ha riferito così il cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay, la domanda dei ragazzi, aggiungendo che "è stata una vera sorpresa" per lui -, affinché attraverso la liturgia possiamo fare esperienza di Dio".


Le due richieste sono emerse nel corso della conferenza stampa sull'andamento dei lavori, in una giornata in cui sono state distribuite anche le relazioni dei 14 circoli minori (quattro di lingua inglese, tre di lingua francese, uno tedesco, due spagnoli, tre italiani e uno portoghese).


Secondo il cardinale Désiré Tsarahazana, presidente della Conferenza episcopale del Madagascar, dal Sinodo viene innanzitutto "un appello alla conversione personale". "In sostanza l'appello a tutti i battezzati affinché abbiano una vita più coerente con la fede".
Questa è anche la chiave per affrontare in maniera decisiva la questione degli abusi e in generale della sessualità, un tema che è stato affrontato largamente nel corso dei lavori. Il cardinale africano ha poi annunciato, rispondendo a una domanda, che il Papa si recherà in Madagascar nel 2019, possibilità che il portavoce vaticano Greg Burke, presente alla conferenza stampa non ha confermato, anche se, ha detto, "viene studiata con cura".


Allo stesso modo Burke non ha confermato un eventuale viaggio in Nord Corea, su invito del presidente nord coreano. "Aspettiamo che l'invito arrivi, poi si vedrà", ha detto.


Per il resto i lavori del Sinodo stanno confermando il clima gioioso in cui si svolgono e il fatto che i giovani amano la Chiesa (lo ha detto il cardinale canadese Gérald Cyprien Lacroix). Una Chiesa "plurale, inclusiva e capace di camminare insieme con loro", ha aggiunto l'uditrice suor Nathalie Becquart.


Tutte indicazioni che si ritrovano anche nelle relazioni dei circoli minori, insieme all'invito ad accompagnare le nuove generazioni sull'esempio di Gesù nei confronti dei discepoli di Emmaus (Circolo italiano A). Nella relazione del circolo italiano C questo invito diventa anche appello "a usare il web senza farsi usare", o
"rifiuto della cultura dell'omologazione, definita spesso cultura del faraone".


Temi come quello della famiglia (tradizionale, allargata, convivenze, nuove forme di unione) si affacciano spesso nelle relazioni, insieme alla domanda su come porsi pastoralmente di fronte a queste realtà. Anche le migrazioni ricorrono spesso nei resoconti del dibattito, come fenomeno epocale da affrontare sotto diversi profili, non ultimo quello dell'integrazione delle seconde generazioni, spesso relegate alla marginalità della "cultura dello scarto".


da Avvenire Mimmo Muolo martedì 9 ottobre 2018


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ESORTAZIONE APOSTOLICA “GAUDETE ET EXSULTATE” DI PAPA FRANCESCO  

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